Porsche, perché la 911 non sarà mai elettrica: cosa cambia a Zuffenhausen


Data inizio: 24-06-2026 - Data Fine: 24-08-2026


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"La Porsche 911 non sarà mai elettrica". È la frase più netta pronunciata dal CEO Michael Leiters davanti agli azionisti, ed è anche quella che meglio racconta il momento della Casa tedesca. Perché mentre il gruppo rivede obiettivi, strategie e ambizioni, il modello più iconico resta un punto fermo, quasi intoccabile.

Dietro questa scelta c'è una revisione molto più ampia. La Porsche che si era presentata in Borsa nel 2022 prometteva margini operativi oltre il 20%, una forte crescita in Cina e fino all'80% di vendite di modelli elettriche entro il 2030. Tre anni dopo, nessuno di questi traguardi è stato raggiunto e, soprattutto, non appare più vicino.

Davanti agli azionisti, Leiters ha tracciato la nuova rotta al 2035: meno modelli, più sinergie con Volkswagen, ulteriori tagli ai costi - anche sul personale - e una scelta chiara, abbandonare la rincorsa ai volumi per concentrarsi sul valore.

Il prossimo 7 ottobre si terrà il Capital Markets Day di Porsche, durante il quale verranno forniti ulteriori dettagli sul piano Strategy 2035, che Leiters ha continuato a difendere, sostenendo che il valore del brand è rimasto intatto. “La trasformazione è più lenta, meno prevedibile e significativamente più complessa di quanto ci aspettassimo solo pochi anni fa”, ha spiegato il top manager.

Le critiche degli azionisti

I numeri spiegano il cambio di passo. Nel 2025 il margine operativo si è fermato a circa l'1%, appesantito da 3,1 miliardi di euro di ristrutturazioni e da 700 milioni legati ai dazi statunitensi. Le consegne sono calate del 10% l'anno scorso e di un ulteriore 15% nei primi mesi del 2026.

Uno scenario che ha alimentato tensioni durante l'assemblea. Alcuni investitori hanno parlato apertamente di fallimento delle promesse fatte al momento della quotazione, criticando sia la strategia sia la governance, con l'aggravante del doppio incarico a Oliver Blume (a capo del gruppo VW e, fino al 2025, anche della stessa Porsche).

Meno modelli, più valore

Il piano 2035 prevede una revisione profonda della gamma: meno varianti, maggiore concentrazione sui modelli chiave e utilizzo più esteso della tecnologia del gruppo. L'obiettivo non è più crescere nei volumi, ma aumentare il valore per singola vettura, una linea che si allinea anche alle recenti scelte di Volkswagen.

Anche sul fronte occupazionale la direzione è chiara: dopo i 2.000 esuberi del 2025, sono in discussione ulteriori 1.900 tagli.

La 911 termica è un elemento centrale

Proprio in questo contesto si inserisce la scelta sulla Porsche 911. Se da un lato Porsche conferma un approccio multi-tecnologico su tutta la gamma, dall'altro fissa un limite invalicabile: la sportiva simbolo non diventerà mai completamente elettrica.

Non è solo una questione di identità. La 911 continua a essere uno dei pilastri della gamma: nel 2025 ha superato le 50 mila consegne globali, riuscendo a crescere anche in un anno negativo per il marchio.

Un risultato che conferma il suo ruolo centrale. In una fase di forte rallentamento, infatti, Porsche si è di fatto appoggiata proprio su modelli come la 911 per sostenere le vendite, mentre altre linee registravano cali più marcati.

Il nuovo sistema ibrido ad alte prestazioni sviluppato internamente viene quindi descritto come un elemento chiave per garantirne il futuro, preservandone identità e caratteristiche.

Cina, il vero nodo

A complicare il quadro c'è la Cina, che Leiters descrive non come un mercato in difficoltà temporanea, ma come un sistema in trasformazione strutturale. Clienti più esigenti, cicli tecnologici più rapidi e concorrenza locale stanno cambiando radicalmente gli equilibri.

La risposta passa da software dedicati e funzioni di guida avanzata sviluppate specificamente per quel contesto, ma anche da una riduzione drastica della rete commerciale, fino a circa la metà dei concessionari. Non è invece considerata sostenibile la produzione locale.




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