Auto, i costruttori avvertono l’UE: Made in Europe rischioso, servono modifiche


Data inizio: 01-07-2026 - Data Fine: 01-09-2026


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L'Associazione europea dei costruttori di auto (ACEA) ha delineato la sua posizione sull'Industrial Accelerator Act (IAA) e sul Made in EU. Mentre i negoziati entrano nel vivo, ribadisce il sostegno a politiche per “salvaguardare la produzione manifatturiera” e ridurre la dipendenza estera per tecnologie “pulite”, ma lancia anche un allarme.

Secondo l'ACEA, l'Industrial Accelerator Act, nella sua attuale formulazione, “rischia di sconvolgere catene del valore consolidate e compromettere investimenti in corso”. È inoltre “reale” il rischio di indebolire la base industriale dell'UE. Le iniziative a sostegno delle produzioni nazionali sono “giustificate”, ma devono essere “intelligenti e mirate” e applicate con pragmatismo, così da rafforzare l'industria senza penalizzare investimenti e occupazione. Solo così l'IAA potrà diventare “uno strumento efficace”, osserva l'associazione, presentando diverse proposte di modifica.

Applicazione graduale e incentivi

Il passaggio alla “preferenza UE27” è ritenuto legittimo, ma dovrebbe essere graduale e includere esenzioni “mirate e giustificate”. Escludere gli stabilimenti esistenti dei membri ACEA rischierebbe infatti di bloccare gli investimenti e indebolire la competitività.

Centrale anche il tema degli incentivi: i requisiti di localizzazione di assemblaggio e componenti rischiano di aumentare i costi, rendendo necessarie “misure che compensino il costo aggiuntivo”, come super-crediti per auto e furgoni a batteria o aiuti diretti.

Requisiti da calcolare sul veicolo finito, non sulle componenti

Per l'associazione va rivisto anche il metodo di calcolo del Made in EU: il riferimento dovrebbe essere il veicolo finito, non singole componenti. Il calcolo dovrebbe partire dal prezzo totale e sottrarre il valore extraeuropeo, includendo così contributi come ricerca, ingegneria e lavoro qualificato.

Includere Regno Unito, Marocco e Turchia

L'ACEA chiede che il Regno Unito sia riconosciuto come “partner alla pari”, alla luce dell'integrazione delle catene del valore automotive e dell'accordo post-Brexit, con pieno accesso agli strumenti politici.

Attenzione anche a Turchia e Marocco, già destinatari di investimenti rilevanti. L'associazione propone però una “clausola di salvaguardia”: il riconoscimento varrebbe solo per capacità produttiva esistente prima di una data limite e decadrebbe in caso di vendita degli asset.

Attenzione a flotte e batterie

Due i temi più delicati. Sulle flotte, l'ACEA propone che “se il 70% è conforme ai requisiti Made in Europe in un anno, i benefici valgano per il 100% l'anno successivo”.

L'ambito geografico dovrebbe essere limitato allo Spazio economico europeo e al Regno Unito, con esenzioni per attività esistenti in Marocco e Turchia. Il sistema dovrebbe anche valorizzare i veicoli prodotti in Europa per l'export.

Quanto alle batterie, si chiedono “tempistiche realistiche” per la localizzazione e l'eliminazione dei requisiti sui materiali a basse emissioni, perché le definizioni non sono ancora disponibili. Restano incerti anche criteri e ambiti per i componenti dei propulsori elettrici made in EU.

L'Industrial Accelerator Act non basta

Infine, l'associazione sollecita una semplificazione della rendicontazione del Made in EU presso i fornitori, con responsabilità legale in capo ai costruttori, e un approccio più attento alle differenze tra segmenti, oggi trattati in modo uniforme nonostante catene del valore e tempi di sviluppo diversi.

Per l'ACEA, in ogni caso, l'Industrial Accelerator Act non basterà da solo a invertire il calo di competitività europea. Servono interventi su costi energetici, burocrazia, autorizzazioni, competenze e batterie, oltre alla revisione del regolamento UE sull'omologazione per snellire i processi.




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