Fischi al CEO, siti in bilico e 50 mila esuberi: per Volkswagen è il momento della verità


Data inizio: 25-08-2026 - Data Fine: 25-10-2026


Foto (1)
Per restare competitiva, Volkswagen deve diventare più snella. Questo, in sintesi, il messaggio che il CEO Oliver Blume ha rivolto a circa 10.000 lavoratori riuniti nella sede centrale di Wolfsburg. Durante un'assemblea a porte chiuse, senza la presenza della stampa, l'amministratore delegato sarebbe intervenuto nel padiglione 11 dello stabilimento, prima tappa del tour programmato nelle fabbriche Volkswagen questa settimana. Secondo quanto riportato da Reuters, Blume ha dichiarato: "Il piano per il futuro è il più grande programma di trasformazione nella storia della nostra azienda. Affinché ciò avvenga, ora tutti devono unire le forze".

Tagli: previsti altri 50.000 esuberi 

Secondo le indiscrezioni, il gruppo starebbe valutando una riduzione fino a 50.000 posti di lavoro a livello globale, soprattutto in Germania. La misura andrebbe ad aggiungersi ai programmi di ristrutturazione già avviati, portando il totale degli esuberi a circa 100.000 unità nel mondo.

L'obiettivo sarebbe quello di allineare la struttura dei costi alla concorrenza internazionale, riferiscono fonti presenti all'incontro, che descrivono l'assemblea come particolarmente tesa. Al termine del discorso del manager non sarebbero mancati fischi e contestazioni.

Nessun dettaglio specifico è stato fornito da Blume sul futuro dei singoli impianti. La produzione automobilistica dovrebbe comunque terminare nello stabilimento di Osnabrück già il prossimo anno, mentre restano incognite sul destino, oltre il 2030, di quattro siti strategici in Germania: Emden, Zwickau, Neckarsulm e Hannover.

I sindacati: non c'è più fiducia nei vertici

Diversi dipendenti si sono presentati con striscioni recanti slogan come "I nostri posti di lavoro non sono i vostri aggiustamenti di bilancio" e "Il rispetto non è in negoziazione". La leader sindacale Volkswagen Daniela Cavallo ha ribadito la netta opposizione a eventuali chiusure degli stabilimenti tedeschi, dichiarando: "La nostra fiducia nel comitato esecutivo di questa azienda, e in particolare nel CEO Oliver Blume, è stata compromessa. Seppure non ancora in modo irreparabile".

Fabbriche: tra le alternative la difesa o i modelli per la Cina

In precedenza il comitato aziendale aveva suggerito alcune possibili soluzioni per assorbire la sovraccapacità produttiva degli impianti tedeschi. Tra queste figurano la riconversione verso il settore della difesa oppure l'introduzione in Europa di modelli Volkswagen attualmente sviluppati esclusivamente per il mercato cinese.

La situazione resta comunque molto delicata e in continua evoluzione.




Contattaci per maggiori informazioni