Volkswagen, via libera al piano Blume: 50 mila esuberi e addio a 4 fabbriche


Data inizio: 03-09-2026 - Data Fine: 03-11-2026


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Oliver Blume, amministratore delegato del gruppo Volkswagen, e la sua squadra manageriale hanno ottenuto un'importante vittoria nello scontro che da mesi li vede contrapposti ai rappresentanti sindacali e del Land della Bassa Sassonia sul riassetto che ha alimentato non poche frizioni negli ultimi mesi.

Infatti, stando a un comunicato diffuso in tarda serata, il consiglio di sorveglianza ha approvato all'unanimità il piano di ristrutturazione presentato dal consiglio di gestione per "porre le basi" del rilancio del costruttore "in un momento in cui l'industria automobilistica e i suoi mercati stanno attraversando la trasformazione più rapida e radicale di sempre" e per rendere il gruppo e i suoi marchi "più forti, più competitivi e meglio posizionati per il futuro".

Diverse le misure approvate dal massimo organo amministrativo, a partire dalle iniziative che hanno alimentato gran parte delle tensioni delle ultime settimane, tra cui il taglio di 50 mila lavoratori, lo stop alla produzione in quattro impianti tedeschi, una revisione generale del portafoglio prodotti, un nuovo sistema di promozione delle prime linee manageriali e perfino una modifica alla storica legge Volkswagen, che da sempre concede grande potere e influenza ai sindacati e alla Bassa Sassonia all'interno del consiglio di sorveglianza.

Un riassetto senza precedenti

Il gruppo definisce il piano come "il programma di trasformazione strategicamente più profondo nella storia" del costruttore. Il consiglio di sorveglianza ha infatti approvato ben 12 misure per rimettere in carreggiata conti in forte declino e rendere le attività "resilienti e competitive in condizioni di mercato difficili".

La prima misura riguarda il rafforzamento della base finanziaria. A tal fine, sono confermate le indicazioni su vendite annuali in calo a nove milioni di veicoli, nonché una serie di obiettivi finanziari, tra cui un margine operativo del 9% entro il 2030, pari a un utile operativo di circa 31 miliardi di euro.

Per raggiungere tale target, i costi generali dovranno essere ridotti a 37 miliardi di euro, mentre gli investimenti e le spese in ricerca e sviluppo dovranno scendere a 135 miliardi nel ciclo di pianificazione 2027-2031, ossia 25 miliardi in meno rispetto al precedente ciclo al 2030. I rumor delle ultime ore indicavano un taglio di almeno 50 miliardi.

Tagli ed efficienze in ogni ambito

Per raggiungere i target finanziari il gruppo procederà innanzitutto con le misure già approvate a inizio luglio. Entro il 2035 la gamma sarà ridotta di circa il 50%, mentre la complessità dell'offerta scenderà di circa il 75%.

"I modelli prioritari puntano a eccellere in design e tecnologia e a beneficiare della focalizzazione su un numero inferiore di varianti: maggiori volumi per modello, costi inferiori e maggiori economie di scala", si legge nel comunicato.

Inoltre, sono previste misure di efficientamento per integrare le competenze di ricerca e sviluppo, approvvigionamento, produzione, qualità, vendite e costi generali, così da rendere i processi più fluidi e ottenere una maggiore velocità operativa e un incremento misurabile della competitività.

Nel mirino finiscono anche i processi decisionali, con l'obiettivo di rendere le strutture manageriali più snelle, chiarire le responsabilità e ridurre i tempi decisionali. A tal proposito, sono confermate le indiscrezioni su un nuovo sistema di valutazione delle prestazioni e dei bonus dei dirigenti per "promuovere la responsabilizzazione sui risultati individuali e sulle performance collettive".

Confermato il taglio di organici e impianti

A tutto ciò si aggiunge la conferma di una profonda revisione dell'attuale struttura produttiva.

Il consiglio di sorveglianza "riconosce che la capacità produttiva europea del Gruppo Volkswagen attualmente supera la domanda di oltre 500.000 unità e che, al momento, non è possibile garantire una futura allocazione produttiva competitiva per gli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm" tra il 2031 e il 2034.

Per ora non si parla esplicitamente di chiusure, ma sono allo studio diverse ipotesi, tra cui utilizzi alternativi per questi stabilimenti.

Il gruppo rivedrà anche l'attuale forza lavoro globale. Nel comunicato si sottolinea che "sarà necessario un adeguamento della forza lavoro a livello di Gruppo di circa 50.000 posizioni, inclusi i ruoli dirigenziali".

Per ora non vengono fornite indicazioni sulle tempistiche né sul numero di posti che saranno cancellati nella sola Germania. In ogni caso, i nuovi tagli, che si aggiungeranno ai 50 mila già concordati con i sindacati, risultano inferiori a quanto finora trapelato: i rappresentanti dei lavoratori erano arrivati a ipotizzare ulteriori esuberi per 90 mila dipendenti.

La Legge Volkswagen sarà rivista

Nel comunicato si parla anche di un "ulteriore sviluppo delle attività in Nord America e Cina". In Nord America il gruppo si concentrerà sui segmenti più redditizi, mentre sul mercato cinese l'obiettivo è adattarsi alle nuove previsioni di crescita ed espandere le attività di esportazione verso un non meglio precisato "Sud globale".

Poi ci sono due aspetti particolarmente rilevanti per il futuro di Wolfsburg. Anche se non viene citata esplicitamente, la storica Legge Volkswagen, che concede un potere di veto al Land della Bassa Sassonia e quindi una forte influenza all'interno del consiglio di sorveglianza, sarà rivista dopo oltre 60 anni.

Il consiglio di sorveglianza ha infatti chiesto al management "di sviluppare un modello per una struttura decisionale e di gruppo evoluta", che "costituirà la base per la realizzazione di sinergie tecnologiche e di altro tipo che riducano i costi in tutto il Gruppo" e consentirà "una chiara attribuzione delle responsabilità e una governance più rapida, efficiente e moderna".

A tal fine, lo stesso consiglio ha garantito il proprio impegno a "limitare i diritti di approvazione riservati alle misure di rilevanza sostanziale per il Gruppo nel suo complesso, con soglie adeguate e allineate alla prassi standard del mercato".

In altre parole, il massimo organo amministrativo ha accettato di rivedere i poteri concessi alla Bassa Sassonia sulle decisioni di rilevanza strategica, considerati dai vertici aziendali un ostacolo all'attuazione delle misure di ristrutturazione.

Infine, sono confermate le iniziative di razionalizzazione del portafoglio di investimenti e di utilizzo più efficace del capitale. Le partecipazioni azionarie e le attività saranno valutate rigorosamente per mantenere soltanto quelle con un chiaro contributo strategico e finanziario al core business.

Circa un terzo degli asset sarà oggetto di razionalizzazione, mentre le attività non strategiche saranno cedute o riorganizzate e il portafoglio immobiliare sarà sottoposto a revisione.

Non vengono menzionati marchi come Seat o partecipazioni in Ducati, Traton o SGL Carbon, ma la sostanza non cambia: è probabile che finiscano al centro delle attività di revisione.

Il comunicato si conclude con i prossimi passi che saranno compiuti dal gruppo, a partire dall'avvio immediato delle necessarie interlocuzioni con i rappresentanti dei lavoratori, laddove siano richiesti accordi specifici, e con gli organi responsabili dei marchi e delle filiali.

In ogni caso, "il consiglio di sorveglianza sarà strettamente coinvolto nel processo, regolarmente aggiornato sui progressi e consultato ove necessario". Una cosa è certa: il management e Blume, riuscendo a convincere il consiglio di sorveglianza ad avviare un piano lacrime e sangue, hanno evitato che il prossimo autunno diventasse infuocato a Wolfsburg e nel resto della Germania.




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