François Provost torna a stigmatizzare le istituzioni europee. Nel corso di una tavola rotonda con la stampa internazionale, all'amministratore delegato del gruppo Renault è stato chiesto un commento sulla difficile situazione della rivale Volkswagen. Il manager transalpino non ha voluto affrontare la questione nello specifico, ma ha comunque ribadito le sue critiche a un quadro regolatorio che sta rendendo il contesto operativo sempre più difficile da affrontare.
“Come ho già detto, l'Ue ha orchestrato la contrazione dell'industria automobilistica europea. Questo è un dato di fatto e lo è per tre motivi”, ha spiegato Provost. “Il primo è la regolamentazione irrealistica dell'elettrificazione. Dobbiamo mantenere l'elettrificazione, ma è completamente folle imporre sanzioni miliardarie alle case automobilistiche. Quindi dobbiamo essere più realistici e più flessibili”.
“La seconda causa è lo tsunami di regolamentazioni che porta a prezzi elevati per il cliente. E l'Europa è l'unico luogo al mondo in cui il mercato è in declino a causa dei prezzi. Il terzo motivo è che l'Europa deve organizzare scambi commerciali equi con il resto del mondo, soprattutto con la Cina”, ha aggiunto Provost, secondo il quale “se l'Europa non cambia le regole del gioco, ne risentiremo tutti”.
Il gruppo Renault ha comunque dimostrato la sua capacità di adattarsi a una “situazione critica e caotica”, di “trasformarsi in modo costante” e di “produrre ed essere competitivo in Europa quanto i migliori produttori cinesi”. E proprio ai costruttori del Dragone Provost non ha mancato di lanciare una frecciata: “È vero che noi, come Case europee, vogliamo mantenere la catena del valore in Europa, ma se alcuni dei nostri concorrenti possono entrare nel mercato europeo senza investire, questo non porterà risultati. E ovviamente, penalizzerà non solo Renault e i suoi fornitori, ma anche la stabilità sociale in Europa”.
Il manager, però, non è d'accordo con chi chiede di estendere i dazi sulle elettriche cinesi anche alle ibride plug-in. ”Non pensiamo che sia positivo per l'Europa chiudere le frontiere come negli Stati Uniti, perché questo non porterà l'industria verso la competitività. Ma allo stesso tempo, non possiamo permettere ai nostri concorrenti cinesi di entrare in Europa con un'enorme competitività e un'enorme pressione, perché per loro è un'opportunità. Per me, è il mio core business senza un processo ordinato”.
“Quindi cosa fare? Non lo so. Spetta all'UE rispondere, ma è ora di rendersi conto che dovremmo fare qualcosa per organizzare un accordo tra Europa e Cina. Ed è urgente farlo”, ha affermato Provost, definendo “fortissima” la pressione commerciale dei cinesi sul mercato europeo. A tal proposito l'ad non esclude la possibilità che l'attuale calo del mercato cinese spinga i costruttori a “essere ancora più aggressivi”. “Ed è per questo che ora abbiamo bisogno che l'UE intervenga. E ripeto, non si tratta di chiudere tutto, ma di trovare un accordo tra Cina ed Europa per organizzare la situazione in modo ordinato. E per preservare l'industria automobilistica europea”, ha proseguito il dirigente, non senza evidenziare come per lui le pressioni cinesi non rappresentino una “sorpresa: me l'aspettavo”. La Renault ha comunque già dato una prima risposta alla competizione cinese, con il lancio della nuova Twingo, un prodotto “molto competitivo e pronto ad affrontare la concorrenza, qualunque essa sia”.
Detto questo, Provost non ha lanciato solo critiche negative a Bruxelles. Per esempio, ha definito “ottima” la proposta della Commissione Ue per introdurre una nuova categoria di veicoli, le e-Car, ma al contempo ha rimarcato la sua richiesta per una rapida approvazione di tutte le relative normative: è, per dire, “urgente” l'approvazione entro la fine dell'anno del pacchetto Automotive.
Ovviamente, il dirigente ha anche parlato di diverse questioni legate al futuro del suo gruppo: dalla speranza di “rilanciare il segmento A in Europa con la Twingo” all'ambizione di aumentare continuamente l'esposizione ai segmenti C e D grazie anche alla nuova piattaforma RGEV Medium 2.0, dall'ampliamento dell'offerta con nuove tecnologie come l'elettrico ad autonomia estesa, in particolare in Europa (“Per quei clienti che vorrebbero passare all'elettrico, ma sono ancora restii, pensiamo che un range extender sia la soluzione ideale”), alla questione delle collaborazioni industriali.
“In termini di partnership, abbiamo una strategia chiara”, ha sottolineato l'ad, facendo presente le competenze acquisite con l'alleanza con Nissan e “tre principi”, il primo dei quali è che "il Gruppo Renault è indipendente”. “Il secondo è che in Europa siamo aperti a collaborare e in tal senso abbiamo molte richieste, ma nel Vecchio Continente i nostri partner utilizzano la nostra tecnologia e scegliamo partner che, dal nostro punto di vista, sono strategici per noi”. Tuttavia, non c'è nessuna possibilità di condividere spazi industriali anche perché “non abbiamo nemmeno capacità produttiva inutilizzata in Europa”. Il terzo principio riguarda i mercati fuori dall'Europa dove, invece, Renault è più flessibile. Lo dimostrano gli accordi con Geely per la Corea e in Brasile. “È chiaro che abbiamo una partnership strategica con Geely. Forse faremo di più in futuro, ma sempre nel rispetto di questi 3 principi”, ha aggiunto.
Infine, non cambia la strategia improntata sulla massima flessibilità dell'offerta di motori, in particolare in Europa. “Penso che il tutto elettrico non sia possibile, ci vorrà tempo, molto tempo. Noi rimaniamo fedeli alla nostra strategia: investiamo massicciamente nei migliori veicoli elettrici, ma manteniamo anche un solido portafoglio di ibridi", ha ribadito Provost.