Auto elettrica: solo l'8% degli europei intende comprarne una, in Italia ancora meno


Data inizio: 08-09-2026 - Data Fine: 08-11-2026


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I cittadini europei sostengono la decarbonizzazione della mobilità, ma chiedono una transizione che mantenga aperte diverse soluzioni tecnologiche e tenga maggiormente conto delle condizioni reali del mercato e della capacità dei singoli Paesi di accompagnare il cambiamento. È quanto emerge da un sondaggio YouGov commissionato dall'associazione dei produttori di componentistica Clepa su oltre 5.200 cittadini di Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna, che rappresentano più del 70% del mercato automobilistico comunitario.

In media, soltanto l'8% degli intervistati indica un'elettrica come prossima auto, mentre le intenzioni di acquisto restano distribuite tra diverse tecnologie. Parallelamente, il 47% ritiene preferibile incentivare i veicoli più puliti senza vietare le tecnologie esistenti, mentre solo il 17% sostiene un divieto completo. Il sondaggio evidenzia inoltre una diffusa percezione di scarsa preparazione alla piena elettrificazione: il 75% degli intervistati ritiene che il proprio Paese non sia ancora pronto, indicando tra le principali criticità la disponibilità delle infrastrutture di ricarica, il prezzo dei veicoli e i costi dell'energia.

Italia: elettriche solo per il 6%

I risultati raccolti in Italia rafforzano le posizioni espresse dalle associazioni di rappresentanza, a partire da Anfia, sulla necessità di una transizione fondata sulla neutralità e pluralità tecnologica e sull'accelerazione dello sviluppo delle condizioni abilitanti, piuttosto che sull'imposizione di un'unica soluzione.

Tra gli italiani, solo il 6% indica una vettura a batteria come prossima auto, contro il 23% che sceglierebbe un'ibrida, il 12% che opterebbe per una plug-in hybrid o una range extender e il 26% che preferirebbe una vettura a benzina. Al tempo stesso, il 47% degli italiani preferisce una politica europea basata su incentivi alle tecnologie a basse emissioni senza divieti per il motore endotermico, mentre il 22% sostiene un bando completo.

Secondo Anfia, il dato più significativo riguarda la percezione della preparazione del Paese: il 77% ritiene che l'Italia non sia ancora pronta alla piena elettrificazione, mentre appena il 17% la considera preparata. Anche a livello individuale, il 67% degli intervistati dichiara di non sentirsi pronto a uno scenario completamente elettrico. Le principali criticità indicate sono il costo dei veicoli (47%), il prezzo dell'elettricità (42%), la disponibilità delle colonnine di ricarica (40%) e l'autonomia (32%).

Decarbonizzazione, le associazioni chiedono un approccio più pragmatico

I risultati rafforzano quindi una richiesta avanzata da tempo dalle associazioni del settore: non rallentare la decarbonizzazione, ma renderla concretamente sostenibile per cittadini e imprese. In quest'ottica, la revisione degli standard emissivi rappresenta l'occasione per affiancare agli obiettivi ambientali un approccio più pragmatico, basato su neutralità tecnologica, accessibilità economica dei veicoli, infrastrutture adeguate ed energia a costi competitivi, valorizzando tutte le soluzioni in grado di contribuire alla riduzione delle emissioni.

«Il sondaggio evidenzia una distanza tra le decisioni politiche prese a Bruxelles e le scelte dei cittadini europei», commenta Benjamin Krieger, segretario generale della Clepa. «I cittadini vogliono guidare auto più pulite, comprese le elettriche, ma vietare di fatto le ibride e i carburanti alternativi restringe drasticamente le loro possibilità di scelta. La prossima revisione delle norme sulla CO2 rappresenta l'opportunità per allineare il ritmo della transizione a questa realtà e garantire all'industria la flessibilità necessaria, lasciando ai consumatori la possibilità di scegliere le tecnologie pulite che desiderano realmente».

Per Roberto Vavassori, presidente dell'Anfia, il sondaggio rappresenta «un'ineludibile nuova chiamata per la politica europea, sin qui incapace di comprendere le legittime necessità di mobilità dei cittadini europei e le scelte conseguenti».

«Chiediamo a quella parte consistente di europarlamentari, ad alcune rappresentanze di Governo e ad alcuni membri della Commissione di leggere questi numeri e di smetterla di tenersi aggrappati, come su una parete rocciosa, al chiodo del Green Deal, muovendosi realmente verso la vetta della decarbonizzazione attraverso percorsi alternativi e ugualmente sostenibili», aggiunge Vavassori. Secondo il presidente dell'Anfia, il prossimo voto del Parlamento europeo sulla revisione delle norme «darà agli elettori un'indicazione chiara su chi ascolta le loro richieste e preoccupazioni e chi preferisce il bastone regolamentare, mortificando la libertà di scelta dei cittadini e mettendo ulteriormente in difficoltà un settore industriale che ha investito in pochi anni oltre 250 miliardi di euro e che rischia di pagare multe per non aver venduto in tempo tecnologie che gli europei non sono pronti a comprare».




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