Il tetto ipotizzato dai vertici comunitari sarebbe particolarmente severo: le vendite di ibride cinesi non dovrebbero superare il 15% del mercato europeo, contro una quota che oggi sarebbe vicina al 30%, secondo quanto riferito dalla testata britannica. "Si tratta di fermare la deindustrializzazione, dobbiamo agire", avrebbe dichiarato un funzionario europeo.
Parallelamente, i Ventisette continuano però a puntare sull'aumento dell'export di numerosi prodotti verso il Paese del Dragone, nel tentativo di riequilibrare gli scambi commerciali.
Diversi segnali sembrano dare consistenza all'ipotesi. Già nel 2025 era emerso come alcuni marchi cinesi particolarmente attivi in Europa, tra cui BYD e MG, stessero concentrando gran parte della loro crescita sulle ibride plug-in, oggi soggette soltanto al dazio d'importazione ordinario del 10%.
Da tempo, inoltre, si parla della possibilità di introdurre dazi UE sulle PHEV cinesi. Secondo diverse ricostruzioni, sarebbe soprattutto la industria automobilistica tedesca a spingere in questa direzione.
A rafforzare ulteriormente lo scenario contribuiscono le dichiarazioni della presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che ieri ha affermato come Bruxelles sia pronta a utilizzare ogni strumento disponibile per ridurre il "disavanzo commerciale insostenibile" con la Cina. Nel 2025 il deficit avrebbe raggiunto i 360,6 miliardi di euro, con un ulteriore aumento del 9% registrato nel primo semestre del 2026.
Resta tuttavia da capire quale sarebbe l'efficacia concreta di un eventuale contingentamento delle ibride cinesi e quali potrebbero essere le contromisure di Pechino, dalle ritorsioni sui prodotti europei fino a nuove restrizioni sulle esportazioni considerate strategiche.