In Italia le auto aziendali sono penalizzate da un trattamento fiscale non allineato alla media europea. Il nuovo allarme sulla necessità di mettere mano alle attuali normative è arrivato dal primo talk ”Fleet manager: ultima chiamata” dell'edizione 2026 del Fleet & Business Day organizzato da Quattroruote.
Uno dei protagonisti della prima tavola rotonda è stato Italo Folonari, presidente dell'Aniasa, che ha voluto spiegare i motivi alla base della recente proposta di revisione della fiscalità presentata con ad altre organizzazioni come Anfia e Unrae. “Il settore dell'automotive, negli ultimi anni, ha visto un condizionamento sempre maggiore di diversi legislatori, da Bruxelles ai governi nazionali alle regioni, alle province, ai comuni, con interventi che vanno a condizionare il mercato”, ha spiegato Folonari, sottolineando come le associazioni, “stanche di continuare a giocare in difesa" abbiamo deciso "di essere propositive”.
“Siamo partiti dall'auto aziendale con un presupposto: in Italia la penetrazione dell'auto aziendale è inferiore a tutti gli altri paesi europei. La quota è del 30%, mentre in Europa o in Germania è addirittura del 60%. Questo gap è causato dal trattamento fiscale. Dunque le nostre aziende clienti vivono un gap competitivo rispetto alle loro concorrenti straniere”, ha avvertito Folonari. Per questo è stata presentata una proposta per “migliorare fondamentalmente solo aspetti banalissimi”, tra cui un aumento della deduzione dei costi per le nuove immatricolazioni in funzione alle loro emissioni e una revisione della tassazione sulle ricariche di elettriche e ibride plug-in.
Per Stefano Sirocchi, dottore commercialista e socio dell'omonima società attiva su temative fiscali, la proposta è “molto, molto positiva perché è da 20 anni che sostanzialmente c'è una sorta di avversione contro l'auto. L'auto è stata negli ultimi anni molto penalizzata fiscalmente, soprattutto negli ultimi 20 anni. Quindi è giusto che ci sia una riflessione su una revisione dell'impianto normativo, perché così com'è effettivamente è molto penalizzante”.
Del resto, la proposta avrebbe dei sicuri benefici, quantomeno nella configurazione proposta dalle associazioni di rappresentanza del settore. “Ad oggi noi abbiamo stimato che potrebbe portare all'immatricolazione di 400.000 veicoli”, ha ricordato Folonari, che, al contrario, non ha mancato di stigmatizzare il provvedimento in fase di definizione a livello europeo proprio sulle flotte aziendali.
“A imporre si rischiano degli effetti contrari. In Italia avevamo un parco auto che nel 2010 aveva un'età media di otto anni, inferiore alla media europea, mentre a furia di imposizioni siamo arrivati a 13 anni”, ha affermato il presidente dell'Aniasa, sottolineando, invece, la necessità di non “imporre le stesse quote per tutti i paesi europei. È indubbio che abbiamo delle caratteristiche socioeconomiche, geografiche differenti. Gli obiettivi devono essere modificati a seconda dei paesi”. “Non puoi costringere a comprare auto che poi non vengono noleggiate. Ci piacerebbe, invece, arrivare agli obiettivi non con obblighi ma con scenari”, ha concluso.