La Cina spaventa Ford: "Può mandarci in rovina, in Europa è troppo tardi"


Data inizio: 30-09-2026 - Data Fine: 30-11-2026


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Jim Farley, amministratore delegato della Ford, torna a lanciare allarmi sulle capacità dei costruttori cinesi e, in particolare, sulle difficoltà di risposta dei produttori europei a una concorrenza sempre più agguerrita e arrembante.

Il manager statunitense, durante un suo discorso all'Automotive News Congress di Detroit, ha esortato gli Stati Uniti ad agire con cautela nell'aprire il mercato ai marchi del Dragone e per spiegare la sua posizione ha preso come esempio proprio l'Europa.

"Osservo ciò che sta accadendo in Europa in questo momento. Gli Stati Uniti devono essere estremamente cauti riguardo al modo in cui i produttori cinesi arrivano nel nostro Paese", ha affermato Farley, secondo il quale nel Vecchio Continente è ormai "troppo tardi" per frenare l'invasione del made in China.

Farley: "Invasione cinese, è solo l'inizio"

Del resto, Farley non ha mancato di snocciolare alcuni numeri preoccupanti. "Quest'anno la Cina esporterà 11 milioni di veicoli, una cifra superiore all'intera produzione automobilistica degli Stati Uniti e dell'Europa. E siamo solo all'inizio. 11 milioni sono solo l'inizio", ha spiegato il dirigente, menzionando alcuni mercati dove i cinesi hanno già raggiunto una penetrazione sempre più ampia: "Il 25% di tutti i veicoli venduti in Messico proviene dalla Cina. In Australia, i costruttori cinesi hanno il 25% del mercato e sono sulla buona strada per raggiungere il 50%".

"Dobbiamo essere molto cauti e prudenti", ha affermato Farley. "Il futuro e la difesa del nostro Paese e della nostra base industriale dipende da come gestiremo questa situazione nel modo giusto. Quindi non isoliamo la concorrenza, ma riflettiamo su come trovare il giusto equilibrio. Dobbiamo garantire condizioni di parità. Se non le avremo, ce ne pentiremo, ne sono convinto".

Farley non è comunque nuovo nel lanciare avvertimenti sulla concorrenza cinese, ma spesso ha tenuto una posizione ondivaga. "Non dovremmo lasciarli entrare nel nostro Paese. Non c'è modo che sia una lotta ad armi pari", ha avvertito la scorsa primavera. Pochi giorni dopo ha spiegato che il suo "intento non è quello di attaccare nessuno, ma di sostenere un'industria automobilistica statunitense forte". Dopo alcune settimane sono arrivate dichiarazioni ancor più concilianti: "Apprezziamo i nostri partner cinesi, ci aiutano a rimanere competitivi. Ford continuerà ad espandere queste collaborazioni". Inoltre, non ha mancato di indicare la BYD come il punto di riferimento nell'elettrico per le Case americane, suscitando l'ira di Elon Musk.

"Hanno capacità per mandarci in rovina"

Una cosa è certa: i cinesi fanno paura. "Hanno una capacità produttiva sufficiente in Cina, con stabilimenti già esistenti, per servire l'intero mercato nordamericano e mandarci tutti in rovina", ha dichiarato Farley lo scorso ottobre, mentre a luglio ha previsto il loro ingresso sul mercato statunitense entro una decina di anni.

Del resto, gli Stati Uniti sono ormai "assediati" dal Dragone. BYD, Geely e Chery sono pronti a lanciare i loro prodotti in Canada, sfruttando l'accordo di gennaio tra Ottawa e Pechino, mentre in Messico la penetrazione dei cinesi è in rapida crescita.

Il mercato statunitense, invece, rimane di fatto chiuso grazie a dazi superiori al 100% e ai divieti normativi sulla commercializzazione di software cinesi.

Inoltre, il Congresso rimane favorevole a mantenere divieti e barriere al loro ingresso il più a lungo possibile. Tuttavia, il presidente Donald Trump, poco prima dell'ultimo incontro a Washington con la sua controparte Xi Jinping, ha fatto delle notevoli aperture nei confronti di eventuali impianti di produzione.

"Basta con le sceneggiate"

In ogni caso, il tema dei cinesi rimane sempre caldo negli Usa. Proprio la Ford è finita nell'occhio del ciclone per i suoi legami all'estero. Pochi giorni fa, il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, ha accusato l'Ovale Blu di "intrecciare il proprio futuro con quello di imprese statali cinesi", stigmatizzando così l'accordo con Geely per la Spagna oppure quello per produrre batterie su licenza della Catl in Michigan.

Farley ha quindi colto l'occasione dell'Automotive News Congress per replicare al ministro. "La nostra risposta è piuttosto semplice: collaboreremo con i cinesi laddove non possediamo la proprietà intellettuale, dove possiamo essere più efficienti in termini di allocazione di capitale, in aree come l'Europa o il Sud-est asiatico". È il caso della licenza per le batterie: "È la nostra fabbrica, i nostri dipendenti sono a Marshall, nel Michigan. Ma la proprietà intellettuale è loro. È meglio che importare batterie".

"Al contempo competeremo direttamente con loro con i nostri veicoli elettrici universali. Ed entrambe le soluzioni possono andare benissimo. Non si escludono a vicenda", ha proseguito l'ad di Ford, sollecitando tutte le Case automobilistiche a "mettere fine alle polemiche".

"Basta con le sceneggiate. Andiamo avanti, progettiamo buoni veicoli, software eccellenti, esperienze fantastiche, ottimi rapporti con i concessionari e i fornitori e potremo competere", ha esortato ancora Farley.




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