Bollo auto, Pietrantonio (Unrae): "Ok ridurre una tassa, ma 2,3 miliardi andrebbero spesi meglio"


Data inizio: 02-10-2026 - Data Fine: 02-12-2026


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Riforma della fiscalità sulle auto aziendali, abolizione parziale del bollo auto, bonus colonnine, andamento del mercato e nuova strategia di comunicazione. Sono questi i temi principali che abbiamo affrontato con Roberto Pietrantonio, presidente dell'Unrae, nella consueta intervista che i vertici dell'associazione delle Case estere ci concendono a inizio mese, in concomitanza con la diffusione dei dati sulle immatricolazioni. 

Avete presentato di recente una proposta di riforma della fiscalità dell'auto con le altre Associazioni di filiera. Avete ricevuto qualche riscontro o apertura?
Sì, quando ne abbiamo parlato la prima volta in via informale con il Ministero dell'Economia e delle Finanze abbiamo registrato da parte loro attenzione e disponibilità al confronto. E c'è anche una possibilità che si realizzi un incontro. In realtà però il passaggio decisivo è quello della legge di bilancio. Al momento non abbiamo ancora avuto reazioni ufficiali che vadano oltre l'attenzione, la disponibilità, ma vogliamo essere ottimisti, anche perché la nostra richiesta di una riforma è ormai datata, va avanti veramente da anni. Credo, comunque, che questa possa essere una misura importante per l'Italia: nasce da una posizione di filiera e non da una singola associazione.

Però, manca un pezzo della filiera: Federauto si è dissociata e l'ha fatto anche pubblicamente.
In realtà la stessa Federauto, con cui abbiamo parlato tante volte e continuiamo a parlare, ritiene che comunque la fiscalità sia una misura strutturale che andrebbe affrontata. Loro la vedono diversamente, in particolare sul fronte del noleggio, e hanno una visione meno concentrata sulle basse emissioni. In ogni caso, la nostra proposta è di filiera e ha un perimetro economico ben individuato: poco più di mezzo miliardo di euro spalmato su tre anni e la possibilità di impattare su 400 mila immatricolazioni. L'effetto potrebbe essere significativo per il miglioramento del parco circolante e per la competitività delle imprese rispetto ai competitor di Paesi dove la fiscalità è più virtuosa. E poi, anche se non l'abbiamo valorizzato esplicitamente, ci sarà anche un extra gettito Iva. Siamo convinti e determinati a portare avanti la proposta, ancor di più alla luce dell'attuale fase complicata per il settore dell'auto e per l'Europa.

Ma con Federauto c'è spazio per una riconciliazione?
Ci abbiamo provato e personalmente mi sono speso tantissimo perché ritengo di avere un ottimo dialogo con Federauto, ma sappiamo già che non sarà possibile che loro supportino questa proposta. Non parlerei però di riconciliazione, proprio perché non c'è stato alcun attacco diretto all'Associazione, né rottura della relazione: al netto della specifica proposta, anche con Federauto, come con gli altri attori di filiera, resta attivo il confronto ampio e costruttivo a supporto del settore.

Sempre sul fronte fiscale, non avete fatto mistero dei vostri dubbi sull'abolizione parziale del bollo auto. Avete chiesto interventi più strutturali, una richiesta su cui tutta la filiera mi pare concordi.
Abbiamo voluto essere chiari per non entrare in polemiche inutili e sterili. Noi siamo sempre favorevoli a qualsiasi misura venga adottata per ridurre la pressione fiscale sulla mobilità sulle famiglie. Però abbiamo espresso tutta una serie di perplessità: i 2,3 miliardi, per esempio, potrebbero essere spesi in maniera più efficace e più strutturale. E poi abbiamo chiesto di essere coinvolti come filiera nel determinare un investimento così importante sull'auto. E questo non è avvenuto. Più volte abbiamo chiesto un tavolo tecnico per entrare nel merito dei provvedimenti che possano essere efficaci, andare nella direzione che ci richiede l'Europa, sostenere il mercato e i consumatori. Secondo me questo sarebbe il momento giusto perché il governo troverebbe una filiera molto compatta. Il governo ci dovrebbe “sfruttare” un po' di più, come nel caso proprio del bollo. Faccio l'esempio dell'esenzione parziale: è legata a una soglia di potenza, ma gli 80 kW non sono collegati né all'età né alle emissioni né alla sicurezza. Per carità ridurre una tassa non è sbagliato, ma investire denaro pubblico per svecchiare il parco auto sarebbe più utile.

A proposito di interventi del governo, come valuta l'ultimo bonus per le colonnine?
Mi collego a un dato del mercato di settembre: siamo arrivati al 7,6% di quota per le elettriche. Dopo la fine degli incentivi ci saremmo aspettati lo stesso trend al ribasso di agosto e, invece, è emerso un numero interessante. Ci sono vari fattori per cui l'Italia oggi è indietro rispetto all'Europa sulla penetrazione dell'elettrico, e magari alcuni di questi fattori stanno venendo meno. Nessuno pensa che l'Italia debba arrivare all'80, al 90, al 100% di penetrazione elettrico. Ma già se si arrivasse vicini al 20% della media europea, significherebbe porre il mercato italiano come un mercato non di serie B. E le colonnine sono un elemento di questo discorso: le infrastrutture di ricarica non creano la domanda di elettriche, ma magari aiutano a superare alcune resistenze da parte della clientela potenziale.

Il tema dell'energia mi pare oggi dirimente. C'è sempre un problema di tariffe per la ricarica sempre molto elevate, quantomeno nel confronto europeo. Come si potrebbe intervenire per ridurle?
Il caro energia è generalizzato e colpisce tutta la mobilità a vari livelli. Sul fronte dei costi dell'elettricità è chiaro che ci sono delle decisioni di medio-lungo periodo che attengono alla politica energetica italiana. E in questo senso, l'orizzonte temporale degli interventi in materia annunciati dal governo non aiuta dinamiche di mercato a breve.

Tornando al mercato, è interessante il dato delle ibride plug-in, ormai sono sopra il 10%, e delle ibride non ricaricabili, che hanno superato il 50%.
Sì, ormai quasi 7 auto su 10 immatricolate hanno una componente elettrificata. È un aspetto positivo, che contribuisce alla riduzione delle emissioni di CO2, il cui trend in Italia è in calo. Resta però un divario molto importante rispetto ai Paesi con una quota di elettriche più alta e livelli di emissioni inferiori.

In sostanza, se si parla di elettrificazione e non di solo elettrico, l'Italia non è poi così in ritardo.
In parte è vero. L'Italia sta seguendo un suo percorso e logiche diverse: oggi prevalgono le soluzioni ibride, alle quali si sta via via affiancando una quota elettrificata in crescita, e questo ha effetti positivi ma ancora parziali sul piano delle emissioni. Sicuramente in questo periodo storico c'è una maggiore attenzione al tema dei consumi. Tuttavia, fino a che il mercato italiano non si allinea alle medie europee, rischia veramente essere visto come mercato di serie B e gli investimenti che oggi molte aziende fanno sull'Italia rischierebbero di essere ridimensionati in maniera importante. L'Italia sta sì progredendo, ma servono alcune condizioni al contorno. A ogni modo, per me gli italiani sono assolutamente pronti a una mobilità sempre più elettrica.

La mia ultima domanda è sul rinnovamento di logo e identità dell'Unrae: avete ricevuto qualche riscontro, qualche apprezzamento?
Oggi siamo all'anno zero di questo rinnovamento. Noi continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto: rappresentiamo le Associate, dialoghiamo con le istituzioni, produciamo dati e analisi di mercato e quindi manteniamo assolutamente il nostro Dna. Tuttavia, aggiungiamo un pezzo, ossia mettiamo le nostre competenze al servizio dei consumatori. Devo dire che il riscontro è stato certamente positivo, c'è molta curiosità, ci sono stati anche incoraggiamenti, perché aprirsi ai consumatori e parlare ai consumatori è una sfida importante. Ci tengo, però, a mandare un messaggio per chiarire un equivoco: noi non vogliamo disintermediare i media specializzati o i giornalisti specializzati, e ancor meno sostituirci a loro: saremo invece una fonte di informazioni ancora più forte e interessante per il loro lavoro. Stiamo lavorando per diventare più “pop”: questo non significa semplificare i contenuti fino a banalizzarli, ma cercare di renderli più accessibili, più intellegibili e fruibili per il largo pubblico, attraverso canali che sono e restano i media, dai tradizionali ai più innovativi.




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