L'idea della Ferrari Luce è nata da una passeggiata con Jeff Bezos


Data inizio: 07-10-2026 - Data Fine: 07-12-2026


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La Ferrari Luce non è nata in una sala riunioni, ma durante una passeggiata. Era il 2016 e John Elkann camminava con Jeff Bezos, che gli spiegava dove, secondo lui, stava andando il mondo. A un certo punto il fondatore di Amazon si è fermato e gli ha detto che di automobili non sapeva niente, ma di innovazione molto, e che a Maranello avrebbero dovuto pensare seriamente a una vettura elettrica. "È stato il primo momento in cui mi è venuto in mente che dovevamo cominciare a pensarci sul serio", ha raccontato oggi Elkann dal palco di Wave, la conferenza sulla tecnologia che fino allo scorso anno si chiamava Italian Tech Week. A organizzarla è Vento, la piattaforma di Exor dedicata alle startup italiane: il presidente di Ferrari, insomma, giocava in casa.

Accanto a lui c'era Jony Ive, l'ex responsabile del design di Apple, che con il suo studio LoveFrom ha firmato la Luce insieme al Centro Stile Ferrari. I due si conoscono dal 2015, dai giorni del lancio di Apple Watch.

Dal consiglio al progetto

Tra la passeggiata e il progetto sono passati anni. Per Elkann, non bastava fare un'auto "che fosse elettrica": bisognava capire che cosa le nuove tecnologie permettessero di fare di diverso. La svolta è arrivata con il Covid, quando Ive ha lasciato Apple. Elkann gli ha chiesto un parere su come impostare il lavoro. Da quella prima consultazione è nata una collaborazione cominciata concretamente cinque o sei anni fa.

Sul palco, Ive ha insistito su un punto: nessuno chiedeva a Ferrari un'elettrica, anzi il buon senso suggeriva il contrario. Poi ha aggiunto una precisazione importante: la Luce non è il futuro di Ferrari, ma "una parte" del suo futuro.

Libri al posto dei rendering

Dalla chiacchierata emerge che ai primi incontri LoveFrom non portò disegni né rendering, ma libri sulla storia e sulla cultura del marchio perché l'errore più grave, per Ive, è lavorare sul problema sbagliato. Prima dei disegni, dunque, bisognava capire che cosa fosse davvero Ferrari e che cosa della sua storia dovesse essere portato nel futuro.

Il primo anno è stato dedicato quasi solo alla ricerca e, al terzo e al quarto incontro, i rendering ancora non c'erano. C'era, però, un'unica squadra, voluta espressamente da Elkann: una strada diversa rispetto alla solita competizione tra le "matite" interne e i consulenti esterni.

Chiave, volante e niente touch

Sul palco, assieme a Elkann e Ive, c'erano due oggetti, entrambi simbolici. Il primo è la chiave della Luce, con il display e-ink a colori e lo sfondo giallo che scompare quando la si inserisce: una soluzione che vuole intenzionalmente sostituire il rito dell'accensione, e che Ive intendeva riproporre. Il secondo oggetto era il volante della Luce, con la struttura in metallo a vista e comandi fisici "che si capiscono con le dita, senza bisogno degli occhi". Proprio Ive ha spiegato perché, nell'auto, il touch non debba essere l'interfaccia principale: ha senso su un oggetto che si guarda, ma ci scollega fisicamente dallo strumento. Chi guida, d'altronde, lo sa bene: un comando fisico si usa senza staccare gli occhi dalla strada.

Le critiche alla Ferrari Luce

Parlando della Luce, non si potevano evitare le critiche e il crollo in Borsa all'indomani della presentazione. Elkann ha ammesso che Ferrari non intendeva realizzare un'auto controversa e che un'accoglienza simile non era prevista, ma ha sostenuto che la convinzione interna ne sia uscita rafforzata.

Dopo il lancio, Ferrari ha condotto un'analisi interna per capire che cosa si sarebbe potuto fare diversamente, a partire dai colori scelti per le immagini. Secondo Elkann, le fotografie non sono riuscite a restituire la fisicità dell'auto. Chi vede la Luce dal vivo, solitamente cambia idea. A sostegno della sua tesi ha citato il Giappone, secondo mercato di Ferrari, dove l'elettrica è stata accolta molto positivamente da quella che ha definito la clientela più esigente.

Dal canto suo, Ive ha evitato la difesa più comoda, quella secondo cui le critiche dipenderebbero soltanto dalla novità del progetto. Per il designer, fare qualcosa di nuovo e diverso è facile. Il difficile è che sia nuovo perché migliore.

È l'argomento più solido dell'intera conversazione, ma anche quello che resta da dimostrare. Elkann sostiene che dal vivo la Luce convinca più che in fotografia: è una tesi che ora dovrà superare la prova decisiva, quella della strada e dei clienti.




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