Come dobbiamo interpretare l'ascesa della Cina nel mercato automobilistico globale alla luce della storia?
La Cina ragiona su una scala millenaria di continuità imperiale. Per i cinesi, i due secoli di dominio tecnologico e coloniale dell'Occidente sono stati soltanto una parentesi, il cosiddetto "secolo delle umiliazioni". Oggi il Paese si sta riappropriando del proprio ruolo centrale nell'economia mondiale. A differenza di noi europei, che tendiamo a frammentare la storia in fasi distinte, la visione cinese mantiene un'identità culturale e strategica ininterrotta, fondata sulla consapevolezza di essere storicamente la vera fucina produttiva del pianeta.
Quali sono stati i punti di forza industriali e gli errori di valutazione dell'Occidente nei confronti del modello cinese?
L'industria cinese beneficia di un mercato interno immenso e della capacità di "fare sistema", con un forte coordinamento tra Stato, partito e apparato industriale. L'errore dei costruttori occidentali, in particolare tedeschi, è stato quello di applicare le proprie categorie e considerare la Cina come un mero mercato da conquistare, senza comprenderne la natura antropologica. Invece di subire la concorrenza, la Cina ha assimilato le nostre tecnologie e le ha integrate in una strategia di lungo termine aggressiva e sistemica.
In che modo la finanziarizzazione e le politiche ambientali europee stanno incidendo sulla competitività del nostro settore automotive?
L'Occidente ha sempre fondato la propria egemonia sulla superiorità tecnologica, ma negli ultimi decenni si è finanziarizzato, cercando margini immediati a scapito dell'innovazione reale. Inoltre, l'Europa si autoimpone vincoli ideologici e ambientali, come il Green Deal, senza la capacità di imporli a livello globale, indebolendo la propria competitività. Gli Stati Uniti provano a difendere il primato puntando sull'intelligenza artificiale, mentre l'industria automobilistica europea soffre la mancanza di una visione unitaria.
Quale ruolo possono giocare l'Europa e, nello specifico, il tessuto industriale italiano in questo scenario globale?
L'Unione Europea non è uno Stato federale ma un'alleanza di Paesi con interessi nazionali spesso divergenti. Tuttavia, nel panorama italiano c'è un elemento di forza: l'agilità delle piccole e medie imprese. A differenza dei grandi colossi in crisi, il tessuto delle PMI italiane è flessibile e capace di cogliere le opportunità, adattandosi a fornire componentistica di qualità anche ai nuovi attori della mobilità globale.
Come cambierà concretamente il concetto di automobile e di design nei prossimi anni?
Assisteremo a una polarizzazione tra mobilità urbana e spostamenti a lunga percorrenza. Per la città, sciolte dai vincoli dell'aerodinamica e dai motori termici, le auto elettriche diventeranno piccoli elettrodomestici altamente personalizzabili, anche con carrozzerie bizzarre o stampate in 3D. Per i lunghi viaggi prevarranno invece navette autonome concepite come salotti viaggianti, restituendo all'automobile il concetto settecentesco di berlina da viaggio.