La protesta dei tir blocca le forniture: Stellantis ferma Atessa e Melfi


Data inizio: 22-10-2026 - Data Fine: 22-12-2026


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La protesta degli autotrasportatori, che sta interessando a macchia di leopardo tutto il Sud Italia, sta producendo effetti a catena di particolare rilievo per il tessuto produttivo italiano. I blocchi stradali, effettuati non solo dai camionisti, ma anche dagli agricoltori e altre categorie come forma di protesta contro il caro-vita e soprattutto il rincaro dei carburanti, hanno finora creato disagi relativamente contenuti agli automobilisti. Le proteste stanno però creando problemi di altro genere.

Nel Mezzogiorno non ci sono solo gli scaffali dei supermercati vuoti, le stazioni di servizio chiuse per l'esaurimento delle scorte legato all'assenza di forniture, gli aeroporti a corto di carburante o la mancata raccolta dei rifiuti urbani. Anche diverse aziende agroalimentari sono state costrette a fermare le attività produttive per la carenza di materia prima. Inoltre, lo stop ai trasporti, per quanto in fase di parziale rientro dopo le risorse promesse dal governo, sta iniziando a influenzare attività prettamente industriali. È il caso delle fabbriche Stellantis di Atessa (Abruzzo), il più grande stabilimento d'Europa per i veicoli commerciali leggeri, e di Melfi (Basilicata). 

I fermi di Atessa e Melfi

In particolare, le proteste degli autotrasportatori hanno determinato la mancata fornitura di materiali e costretto l'azienda a comunicare alle organizzazioni sindacali la decisione di sospendere alcuni cicli produttivi ad Atessa. Ieri, 21 ottobre, si sono fermati il secondo e il terzo turno lavorativo, mentre oggi, 22 ottobre, è previsto lo stop per il primo e il secondo, con esclusione dei reparti Ckd e Finizione (Conversion Center).

Le prime fermate saranno compensate da recuperi produttivi, mentre per quelle di oggi si farà ricorso allo strumento della cassa integrazione. Quanto ai prossimi giorni, per ora non ci sono indicazioni chiare, ma la direzione aziendale ha intenzione di fornire a lavoratori e rappresentanti gli opportuni aggiornamenti su eventuali sviluppi negativi. 

Sviluppi negativi che interessano anche l'impianto di San Nicola di Melfi. Grandi arterie lucane, come la Bradanica o l'Ofantina, sono state bloccate negli scorsi giorni da lunghe fila di camion e mezzi agricoli. Uno dei picchetti è stato organizzato proprio nelle vicinanze della fabbrica automobilistica. Le proteste hanno causato rallentamenti nelle forniture e quindi hanno spinto l'azienda a fermare le attività produttive a partire da oggi e fino a lunedì prossimo (26 ottobre). 

La situazione dei carburanti

Gli effetti di queste agitazioni, che si stanno propagando anche al Nord Italia (dove si registrano le prime carenze di frutta e verdura in qualche supermercato e manifestazioni di protesta organizzate a Ravenna), hanno allertato la politica e in particolare il governo. Il ministro dei Trasporti Salvini ha incontrato a Milano i rappresentanti di alcune associazioni di rappresentanza degli autotrasportatori e ha promesso l'immediato sblocco di risorse per un miliardo di euro.

L'annuncio ha spinto alcune organizzazioni a sospendere il fermo, ma in realtà i sit-in sono proseguiti, in attesa di un segnale da Roma. A tal proposito è stata convocata per le 12 di oggi una riunione straordinaria del Consiglio dei ministri. Il governo ha licenziato un decreto legge con interventi a sostegno dell'autotrasporto, del comparto agricolo e della pesca. Tra le varie misure sono previste ulteriori 45,2 milioni di euro per il credito d'imposta sul gasolio, destinato alle spese sostenute da marzo ad agosto 2026. Le nuove risorse si aggiungono ai 21,2 milioni già previsti dal decreto sul bollo e sono integrate con ulteriori 60 mln per le spese dal primo settembre al 5 ottobre. Altri 20 milioni sono destinati alle imprese ittiche, mentre per gli imprenditori agricoli viene riconosciuto "un contributo a fondo perduto calcolato sul 20% dei costi sostenuti per l'acquisto di carburante nel predetto periodo, fino a 45 centesimi di euro per ciascun litro, nel limite di 60 milioni di euro per l'anno 2026". Per le imprese della pesca è infine previsto un "contributo a fondo perduto pari al dieci per cento della spesa sostenuta nel predetto periodo, nel limite massimo di 10 milioni di euro per l'anno 2026".

È inoltre prevista la possibilità di sospendere fino al 31 marzo 2027 i canoni di leasing dei veicoli in scadenza tra novembre 2026 e marzo 2027, per alleggerire la pressione finanziaria sulle imprese. Il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha aggiunto un'altra disposizione: Abbiamo inserito il cosiddetto metodo spagnolo: in alcune aree del paase, vigono contratti non scritti e diamo la facoltà di mettere il differenziale del costo di gasolio in aumento sulla fattura in modo che venga spalmata tra committente e trasportatore". Inoltre, Rixi ha rivelato altre novità, tra cui norme per le aziende piccole e medio-piccole "che sono in sofferenza e non possono accedere al credito d'imposta, che è risevato dagli Euro5 in su, secondo le direttive europee, e per i mezzi sopra le 7,5 tonnellate". Inoltre, è prossimo lo sblocco "per via amministrativa" di 590 milioni "per il rinnovo mezzi, dando la priorità a chi non ha euro 6 ed euro 7", nonchè l'avvio dei pagamenti relativi ai crediti fiscali degli scorsi mesi ancora non erogati. 

Bisognerà vedere se saranno sufficienti a far rientrare del tutto la protesta, anche se l'intervento del governo ha già portato all'immediata rimozione di numerosi presidi. Le manifestazioni sono partite, senza una regia unitaria e in modo spesso spontaneo, da alcune aree della Calabria per poi estendendersi progressivamente a tutto il Mezzogiorno e in particolare in alcune grandi aree agricole e logistiche: al centro delle istanze di agricoltori e autotrasportatori ci sono le conseguenze del rincaro del gasolio sulle loro attività.

A tal proposito, da giorni ormai i prezzi sono poco mossi, ma solo grazie al price cap avviato dall'Eni e replicato, in forme diverse, dalle altri grandi realtà della distribuzione petrolifera. Staffetta Quotidiana dà conto di come la benzina stia registrando continui e leggeri cali, mentre il diesel stia progressivamente aumentando, ma sempre con incrementi di lieve entità, nonostante la discesa delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati (il petrolio, invece, rimane sempre su livelli elevati, con il Brent ormai stabile sopra i 110 dollari al barile). Dal 28 settembre, data di avvio del tetto ai prezzi da parte di Eni, la quotazione della benzina ha perso circa 16 centesimi al litro, quella del gasolio 5 centesimi.

Quanto alle rilevazioni quotidiane della testata specializzata, questa mattina 22 ottobre il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,024 euro al litro per la verde (-1 millesimo rispetto a ieri), 2,260 per il diesel (+1), 0,777 per il Gpl (invariato) e 1,984 euro/kg per il metano (+7). Sulla rete autostradale benzina a 2,047 (+2), gasolio a 2,300 (+6), Gpl a 0,901 (invariato) e metano a 1,905 (+3).




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