Quarantuno comuni capoluogo di provincia nei quali, per un anno intero, nessuno è stato “beccato” a superare i limiti di velocità? Oppure 41 enti in cui l'amministrazione e la polizia municipale hanno scelto di non accertare questa violazione? Non si sa. Di certo c'è che nel 2025 quasi quattro città italiane su dieci (il 38%) non hanno registrato proventi da autovelox (e altre 14 hanno incassato meno di 10 mila euro, quattro addirittura meno di mille).
Un dato clamoroso, che emerge da un'analisi delle rendicontazioni trasmesse dagli enti locali al ministero dell'Interno. Soprattutto in considerazione del fatto che complessivamente i comuni capoluogo, quantomeno quelli che hanno accertato violazioni, hanno ricavato dalla velocità quasi 100 milioni di euro.
Sei i capoluoghi di regione, sette le città con più di 100 mila abitanti
E non si tratta di comuni piccoli: ben sei di questi 41 comuni - Aosta, Campobasso, Catanzaro, L'Aquila, Napoli e Perugia - sono anche capoluogo di regione. E sette - Napoli, Reggio Calabria, Perugia, Salerno, Monza, Pescara e Novara -
hanno una popolazione residente superiore a 100 mila abitanti (27 i municipi che ne hanno più di 50 mila).
L'effetto Cassazione
Tornando alla domanda iniziale (zero violazioni accertate o zero controlli?), c'è un elemento che fa propendere per il non utilizzo degli autovelox, ossia l'ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024 della Corte di cassazione,
che ha stabilito che l'approvazione ministeriale non equivale all'omologazione richiesta per la validità degli accertamenti. Il rischio di vedersi annullare le sanzioni può aver indotto alcune amministrazioni a sospendere o utilizzare in maniera diversa i dispositivi automatici. Ipotesi certamente plausibile, ma che non basterebbe a spiegare il fenomeno, considerando che 31 di questi 41 comuni avevano denunciato zero ricavi già nel 2024.
Zero ricavi non significa zero controlli
Bisogna peraltro considerare che le rendicontazioni misurano i proventi dell'anno solare, non il numero delle violazioni commesse nell'anno. E che il dato dei ricavi può non essere indicativo dell'attività di controllo, che, oltretutto, può essere effettuata su tutto il territorio comunale anche da Polizia Stradale e Carabinieri (e in quel caso i soldi delle multe sono divisi a metà tra lo Stato e l'ente locale).
Per non parlare dei tempi di riscossione, che possono arrivare a cinque mesi dalla violazione nelle situazioni ordinarie (90 giorni per la notifica più 60 giorni per il pagamento) e allungarsi indefinitamente in caso di ricorso al giudice di pace. Insomma, non è detto che zero ricavi significhi automaticamente zero verbali o zero autovelox. Anche perché in questi comuni risultano comunque incassi da altre violazioni del Codice della strada. Insomma, per sapere esattamente cosa è successo nel 2025 bisognerebbe indagare a fondo ciascuna realtà.
31 comuni a zero proventi anche nel 2024
Tornando ai numeri, come accennato,
31 dei 41 comuni che hanno dichiarato zero nel 2025 avevano dichiarato zero anche nel 2024. Gli altri dieci, invece, avevano registrato proventi nel 2024, poi azzerati l'anno successivo. Il caso più significativo per importo è Oristano, passata da 211.480 euro a zero. Seguono Belluno (77.192 euro), Reggio Calabria (66.072), Novara (20.371) e Monza (17.566). Del gruppo fa parte anche Napoli, che peraltro nel 2024 aveva dichiarato pochissimo, appena 4.560 euro, una cifra decisamente modesta per quella che è la terza città d'Italia per numero di abitanti. Percorso inverso, invece, per Pesaro e Lecce, che da zero incassi nel 2024 sono passate, rispettivamente, a
902.438 e 830.624 euro nel 2025.
La maggior parte dei comuni con zero ricavi è al Sud
Se, infine, si osserva la
distribuzione dei 41 comuni sul territorio, si scopre che 16 dei 41 enti con zero proventi si trovano al Sud, nove nelle Isole e nel Nord-Ovest, sei al Centro e uno nel Nord-Est, Belluno. Le regioni con il maggior numero di capoluoghi con zero ricavi sono Sicilia, Calabria, Campania e Lombardia con cinque. Seguono la Sardegna con quattro e l'Abruzzo con tre. Quattro, invece, le regioni in cui tutti i comuni capoluogo hanno registrato ricavi da velocità: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Basilicata.