Prosegue il periodo positivo per il 2026: dopo l'exploit di settembre (+10,2%), a ottobre il mercato auto italiano registra una crescita del 4,7%. Secondo quanto riferisce Unrae, negli ultimi 31 giorni le nuove immatricolazioni sono state 133.715, a fronte delle 127.687 dello stesso mese del 2025.
Come sempre, a trainare i risultati positivi sono soprattutto le motorizzazioni elettrificate: le elettriche registrano un +28,1% e arrivano a una quota di mercato del 6%, in crescita rispetto a ottobre 2025, ma meno rispetto al 7,6% dello scorso settembre; le plug-in aumentano dell'80,7% (12,7% del mercato), mentre le ibride non ricaricabili salgono del 12,1% (49%).
Dall'inizio dell'anno, secondo le elaborazioni Unrae, le immatricolazioni complessive sono state 1.416.389, contro le 1.305.489 del 2025: un aumento su base annua dell'8,5%. Il confronto con il 2019 mantiene un divario "marcato", pari a -13,8%, con 224.000 unità ancora "mancanti all'appello". In virtù della "recente revisione favorevole dello scenario macroeconomico e della spesa per consumi", l'associazione delle Case estere ha quindi deciso di rivedere al rialzo la stima di chiusura del 2026, attesa a 1.640.000 unità.
Per quanto riguarda i costruttori, a ottobre il gruppo Stellantis si conferma al primo posto, pur registrando un -9,40%: 30.334 veicoli contro i 33.481 dello stesso mese del 2025. Unico segno positivo del mese per Fiat (+6,11%), in discesa tutti gli altri brand: Alfa Romeo (-36,57%), Citroën (-10,74%), DS (-69,11%), Jeep (-2,07%), Lancia (-42,16%), Maserati (-6,14%), Opel (-30,91%) e Peugeot (-12,58%).
Segno meno anche per il gruppo Volkswagen, sempre al secondo posto: le nuove targhe sono 20.372 contro le 21.708 di ottobre 2025, con un risultato di -6,15%. Registrano risultati positivi solo Cupra (+4,14%) e Lamborghini (+45,45%), mentre scendono Audi (-1,42%), Seat (-18,29%), Skoda (-20,03%) e Volkswagen (-4,98%). Registra un mese in calo anche gruppo Renault, che con 12.929 immatricolazioni perde il -5,02%: giù Dacia (-9,64%) e Alpine (-20%), in leggera salita il marchio della Losanga (+0,86%).
Crescono il gruppo Toyota (+5,85%, 12.022 targhe), Kia (+17,58%), Nissan (+16,10%), Tesla (+94,14%), Honda (+19,76%), Jaguar Land Rover (+31,93%), Ferrari (+89,66%), Lynk & Co (+86,90%), Polestar (+4,88%) e Aston Martin (+120,00%). Scendono BMW (-2,06%), Mercedes (-11,13%), Ford (-12,25%), Hyundai (-30,76%), Suzuki (-0,20%), il gruppo DR (-24,63%), Volvo (-15,28%), Mazda (-0,70%), Porsche (-15,71%), Subaru (-2,09%) e Lotus (-43,75%).
Sul fronte cinese, continuano a registrare risultati record quasi tutti i brand: MG (+37,92%), BYD (+220,65%), Omoda & Jaecoo (+171,83%), il gruppo Chery (+182,45%), Leapmotor (+455,56%), EMC (+23,61%), Geely (+1058,49%), il gruppo AT Flow con KGM e Xpeng (+119,29%), Dongfeng (+414,71%), Deepal (520 immatricolazioni, lo scorso anno non era presente). In calo invece SWM (-8,41%) e DFSK (-83,33%).
Continua la crescita delle elettriche, anche se a un ritmo meno serrato rispetto al periodo degli incentivi (con l'onda lunga che ne è seguita): a ottobre sono state immatricolate 8.122 nuove BEV, contro le 6.339 dello stesso mese del 2025, con una crescita del 28,1% e una quota di mercato del 6,1% (7,8% da inizio anno). Le più vendute sono la BYD Dolphin Surf (632 unità), seguita da Leapmotor T03 (450) e Tesla Model Y (335).
Bene anche le ibride plug-in: le nuove immatricolazioni sono state 17.008 contro le 9.413 dell'anno scorso, con un incremento dell'80,7% e una quota di mercato dell'12,7% (9,8% su base annua). Le ibride non ricaricabili sfiorano la metà del mercato, con una quota del 49%: a settembre le nuove targhe sono state 65.563 (contro le 58.466 dell'anno scorso), pari a un +12,1%.
Continua invece anche a ottobre il crollo delle alimentazioni tradizionali: le auto a benzina perdono il 18,1% e scendono al 17,8% di quota di mercato (22,8% a ottobre 2025), mentre quelle a gasolio perdono addirittura il 40,5%, passando dal 9,4% dell'anno scorso al 5,3% del totale. In caduta anche il Gpl (-2,6%), con la quota di mercato che passa dal 9,7% al 9%.
L'associazione delle Case estere mette in evidenza la "forte divergenza tra vetture elettriche pure e le ibride plug-in", e che "rende evidente come, in assenza di misure strutturali, l'elettrico puro non possa camminare da solo". Il risultato delle BEV, prosegue Unrae, rappresenta un "livello sconcertante per un Paese come l'Italia, secondo mercato per volumi della UE". "La transizione energetica non può trasformarsi in un percorso riservato a pochi: richiede politiche strutturali", sottolinea il presidente di Unrae Roberto Pietrantonio: "gli italiani non vanno convinti: vanno messi nelle condizioni di scegliere la transizione. Con le elettriche pure che galleggiano tra il 6 e il 7%, la transizione italiana rimane ferma ai box".
Torna a crescere il "divario tra Italia ed Europa sulle elettriche, ed è un segnale estremamente preoccupante per il nostro Paese", avverte il presidente di Motus-E Fabio Pressi. "Così facendo rimarremo tra i più esposti alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili". "Stupisce che neanche una frazione dei fondi liberati dallo scostamento di bilancio – che pure devono essere utilizzati per elettrificare i consumi, inclusi i trasporti – sia stata al momento destinata alla tecnologia che più di ogni altra può contribuire a limitare in modo strutturale la dipendenza dell'Italia dalle importazioni petrolifere", conclude Pressi. Di questo passo, conclude l'associazione della filiera della mobilità elettrica, "diventeremo un mercato di Serie B".